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martedì 25 ottobre 2011

Bereshit

1:1 In the beginning God created heaven and earth. 1:2 The earth was without form and empty, with darkness on the face of the depths, but God's spirit moved on the water's surface. 1:3 God said, 'There shall be light,' and light came into existence. sound+vision © maurizio turchet

mercoledì 13 luglio 2011

Nomads



Un viaggio nel deserto del Negev passando per le Miniere di Re Salomone e il deserto di Giudea.
Sound: Turchet - David_eeno

giovedì 6 gennaio 2011

Israelab - Viaggio nella creatività del Paese - Eventi dal 14.12.2010 al 11.02.2011 Zona 3 Comune Milano



Si inaugura la seconda parte della mostra evento ISRAELAB
presso la Biblioteca Civica Valvassori Peroni
Via Valvassori Peroni 56 Milano - MM Lambrate

martedì 11 gennaio 2011, alle 17.00

I pannelli espositivi e i video presentano gli incontri con alcuni tra i più interessanti rappresentanti della wave creativa in Israele oggi.

Alle 18.00 Miro Silvera presenta il suo volume
Cinema & videoterapia: come le immagini curano l’anima


"Le immagini invadono la nostra vita: film e programmi Tv ci accompagnano non solo nel salotto di casa, ma anche nei metrò, negli autobus e nei nostri telefonini. Ci offrono risate e lacrime quando ne abbiamo bisogno, ma ci possono anche ferire o irritare. Un viaggio personale, accompagnato da originali fotografie, dagli albori del cinema ai reality show, fianco a fianco con le grandi star di Hollywood, gli esperti di cinema, i teledipendenti e i comuni mortali. Durante la presentazione del libro Miro Silvera illustrerà i contributi al cinema di Hollywood portati dagli ebrei immigrati a seguito delle persecuzioni durante la Seconda Guerra Mondiale.
Miro Silvera è traduttore, poeta, romanziere, saggista sceneggiatore, consulente editoriale. Siriano di nascita, emigrato con la famiglia da Aleppo ma milanese dal 1947, dove ha studiato e pubblica. Di sé dice: "I miei sogni sono per immagini, da film muto".


Prosegue l'esposizione fotografica su Israele, La scrittura realizzata in fine art presso l'Aula Consiliare Zona 3 Milano, in via Sansovino 9

giovedì 9 dicembre 2010

Israelab - Viaggio nella creatività del Paese - Eventi dal 14.12.2010 al 11.02.2011 Zona 3 Comune Milano

Israelab propone un’introduzione dal punto di vista di un laboratorio: accademie d’arte visiva, architetture avveniristiche, design al limite con l’arte, ricerche archeologiche sul territorio. E ancora: fabbriche alchemiche dei prodotti del Mar Morto che utilizzano tecniche di fisica quantistica e sperimentazioni degli stili di vita, come avviene nei locali di Tel Aviv o nei quartieri abitati dagli studiosi ortodossi di Gerusalemme.

Un Paese dove riescono a convivere le comunità multietniche più eterogenee. Infatti, su sei milioni di abitanti complessivi, tra cui oltre un milione e seicento- mila arabi israeliani e senza contare i palestinesi dei territori contesi e di Gaza, oggi esistono numerose comunità cinesi, filippine, indiane e africane che si ag- giungono agli ebrei provenienti da ogni continente e ai cristiani di ʻTerra Santaʼ. È un crogiuolo di culture che apre a scenari inediti.

La mostra evento Israelab, non pretende di essere esaustiva su un tema così ampio e variegato ma propone un punto di vista non convenzionale, unʼosservazione laterale dell’onda creativa che attraversa il Paese.

La Sala Consigliare di Zona 3 e la Biblioteca Civica Valvassori Peroni, luoghi di incontro culturale particolarmente vivi e propositivi nel quartiere in cui si trovano, tra lʼaltro, il Politecnico e la Facoltà di Architettura, sono lʼambiente ideale per ospitare questo progetto di comunicazione.

Inaugurazione con intervento musicale di Yevgenya Kimiagar Martedì 14 Dicembre 2010 dalle 18.30 alle 21.00 Sala Consiliare Comune di Milano Zona 3, Via Sansovino 9 Da Martedì 11 Gennaio alle 17.00 gli eventi e le esposizioni proseguiranno presso la Biblioteca Civica Valvassori Peroni Via Valvassori Peroni 56 e si concluderanno l’11 Febbraio 2011





lunedì 6 settembre 2010

LA FOTOGRAFIA DI TURCHET RACCONTA ISRAELE

di Stefano Magni
Opinione 04 Settembre 2010 - Società E Cultura


Israele terra di religioni. Israele terra di guerre continue. Ma dell’arte non parla nessuno, o quasi. Maurizio Turchet, milanese, fotografo, si è preso questo impegno: mantenere un occhio fisso sullo Stato ebraico, fotografandolo prima di tutto, ma anche creando un legame con un esplosivo ambiente artistico e del design veramente poco conosciuto qui in Europa.

Con tre libri fotografici, IsraeleOggi, usciti in tre successive annate dal 2008 ad oggi, con rassegne fotografiche periodiche e itineranti, Turchet dà un volto e un significato a deserti e città sfuggendo ai luoghi comuni dei media. Il suo nuovo progetto, IsraelLab, di prossima uscita (sarà accompagnato anch’esso da una mostra itinerante in Italia) parte dal presupposto che tutta Israele sia un gigantesco laboratorio di idee, parole, immagini. “Il progetto è nato nel 2008, in occasione del 60mo anniversario della nascita dello Stato di Israele” - spiega Maurizio Turchet a L’Opinione.

Come è nata l’idea di IsraeleOggi?

L’idea era quella di iniziare un percorso fotografico da proseguire nella quotidianità. La prima puntata, del 2008, è un viaggio sull’esteriorità del Paese, aveva come tema la scrittura, tanto significativa nella cultura ebraica. Parliamo di scrittura pubblicitaria, grafica e, all’origine, religiosa. E prima ancora: la natura, l’idea che le tavole del Monte Sinai contenessero già l’iscrizione che lo scalpello ha poi rivelato. Il secondo viaggio è stato a Tel Aviv, in occasione dei 100 anni della sua fondazione. E anche questo è stato un percorso esteriore, sull’architettura della città. Il terzo viaggio è il deserto e l’ecologia tutta particolare di Israele, dove anche il deserto vive: solo a vedere sulle mappe di Google il deserto israeliano è verde, contrariamente a quelli color sabbia d’Egitto e Giordania. Infine, quest’anno segna l’incontro con gli artisti e le scuole d’arte, i gruppi teatrali, ai designer ai confini con l’arte, con i musei e con la vita creativa urbana, soprattutto a Gerusalemme e a Tel Aviv. E poi la Galilea, il regno dei cabalisti, l’area in cui si sono stabiliti nel XVI Secolo, artisti, visionari e religiosi. La religione è presente in tutta Israele, ma l’arte contemporanea è quanto di più laico e sperimentale si trovi nell’area.

Ma qual è il rapporto fra tradizione e arte contemporanea?

L’arte, se non è legata al trascendente, non è interessante. Acquisisce una marcia in più quando trascende dal materiale, dal quotidiano, per aggiungere una dimensione spirituale. Israele è particolarmente ricca da questo punto di vista. E deve fare i conti, in continuazione, con il principio di non farsi immagini o idoli di ciò che è in cielo, in terra e sotto le acque. Principio che è stato subito trasgredito nella stessa Bibbia, quando Dio ordina di realizzare l’Arca dell’Alleanza, con due cherubini, due raffigurazioni di angeli. Mosè costruisce anche un simulacro di serpente di rame per salvare il popolo di Israele dalla pestilenza. Non c’è, dunque, il rispetto rigido di iconoclastia, non c’è alcuna proibizione di giocare con le immagini. Ma quello di non crearsi idoli. L’arte contemporanea è intrisa di tradizione, ma in un modo segreto e ironico, assolutamente non ortodosso. E nessuno lo proibisce.

Oltre alla religione, l’altra dimensione di Israele più nota è la guerra. Come viene vissuta dall’ambiente artistico?

Proprio mentre stavo conducendo ricerche a Tel Aviv è scoppiato il caso della Mavi Marmara, l’abbordaggio della nave turca con gli aiuti per Gaza da parte di un commando israeliano. Anche da parte di amici stretti in Europa, che fanno parte del mondo artistico, non c’è stata alcuna lettura cosciente di quegli avvenimenti. Tutti si sono scagliati contro Israele senza chiedersi cosa fosse successo. A Tel Aviv ho visto una profonda tristezza in tutti gli artisti, ma anche nella gente comune. Tristezza per non essere compresi dal Vecchio Continente. Il discorso dominante era: “Noi amiamo l’Europa, che per noi è una terra di cultura e di diritti civili, un esempio da seguire. Noi ci sentiamo parte dell’Europa, ma gli europei non capiscono che noi vogliamo solo continuare ad esistere, a sopravvivere”. In Israele l’atmosfera è molto diversa da quel che si può immaginare. Tutti hanno continuato a frequentare locali arabi, anche nel pieno della crisi della Freedom Flotilla. E i ragazzi arabi iscritti nelle accademie artistiche sono numerosi, continuano ad esserlo. Il conflitto non c’era: il conflitto era tra europei, che non sanno leggere il Medio Oriente.

Stefano Magni

opinione.it

martedì 24 agosto 2010

IsraeLAB

Il 13 Giugno si è conclusa la ricerca del team Israele Oggi nel mondo della creatività in Israele iniziata il 30 Maggio. La ricerca non pretende di essere esaustiva rispetto alla poliedrica scena attuale ma ne ha colto alcuni tratti essenziali: dagli aspetti rivolti ai linguaggi più internazionali, espressi dal design al limite con l'arte e le ricerche teatrali ispirate dalla cultura visiva, agli istituti d'arte che hanno visto gli stessi rappresentanti frequentarle come allievi, fino alla ricerca filologica legata con maggiore evidenza alla tradizione, come in Alta Galilea, antecedente ma non estranea alla divertita laicità che esprime l'attualità in Tel Aviv e nella stessa Gerusalemme.


lunedì 21 giugno 2010

Orto-da Theatre

Tel Aviv - Jaffo Israele Oggi ha incontrato Yinon Tzafrir, fondatore di Orto-da Theatre e Gibson Bar-El, promoter e co-fondatore, nel Teatro Hasimta, nella città vecchia di Jaffo.

Orto-da, parola composta da or luce, toda grazie, ma anche come orto-dox e da-da. Orto-da Theatre, fondato nel 1996, lavora su una ricerca personale di linguaggio internazionale realizzando scene di forte intensità visuale. Uno dei gruppi teatrali più avanzati ed interessanti in Israele.

Yinon Tzafrir e Gibson Bar-El hanno mostrato il DVD, i barili di fanghi del Mar Morto con cui sono coperti gli attori, i costumi di scena di Stones, uno "spettacolo visivo in movimento che traghetta gli incubi passati nei sogni futuri" sugli eroi del Ghetto di Varsavia, presentato in Israele e in vari festival e teatri in Europa.

Hanno anche raccontato del prossimo spettacolo: sarà su Gesù, nulla di blasfemo, anzi, sarà un Gesù autentico e di amore, apprezzabile e riconoscibile da tutti ma sarà un ebreo. Il resto è ancora un segreto.


Il teatro in lingua ebraica, a differenza della letteratura, non esisteva nell'antica cultura ebraica, né si è sviluppato come continuazione del Teatro Yiddish. E' nato nel 1917, con la fondazione del teatro in lingua ebraica Habima, il palcoscenico, a Mosca, diretto da Constantin Stanislavky. Dal 1931 la compagnia ha lasciato Mosca e si è trasferita definitivamente a Tel Aviv.

Il teatro in Israele è composto da elementi contemporanei e classici, sperimentali e tradizionali con protagonisti di provenienza diversa, che uniscono tutti questi elementi per formare un particolare tipo di teatro israeliano.


Orto-da Theatre: orto-da.com